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CLAUDIO CIARAVOLO

artista di nascita, napoletano di professione, è da sempre convinto che l’arte contemporanea può consentire di realizzare il Neapolitan Dream.

Claudio Ciaravolo, giovanissimo, espone, non in una galleria ufficiale le sue creazioni artistiche ma su una semplice bancarella che con una insegna assai leggibile, definisce “Galleria d’arte ambulante”. La dichiarata appartenenza di queste creazioni all’arte contemporanea ne giustifica il prezzo elevato. Il successo è immediato, e sorprende anche lui, artista e gallerista ambulante.

Le opere sono delle semplici lattine vuote, dunque piene d’aria: a renderle speciali e diversa è l’etichetta “creattiva”.
Queste vendite stradali di “opere d’arte” curiose e intriganti, sempre in 100 esemplari firmate e autenticate, diventano presto leggend/arie. La prima opera, che resterà la più famosa, è l’Aria di Napoli, venduta alla Biennale di Venezia nel 1972 ( 100 con lo smog e 100 senza smog).

Seguono l’Aria Fritta (a Milano), la FOG (a Londra-Carnaby Street), l’Aria Pacis (a Parigi alla fine della guerra in Vietnam ), fino all’Aria Santa (a Roma per il Giubileo) . Oltre ad altre decine di tipi di arie, Ciaravolo venderà sulla sua mitica galleria d’arte ambulante anche Acque, in preziose bottigline (l’acqua di Napoli, l’acqua di Venezia, fino alla famosissima acqua di Capri).

Successivamente venderà in moltissimi paesi le Lacrime. Le più note, sempre numerate e firmate, sono le Lacrime di coccodrillo, e le Lacrime napulitane, che raggiungono prezzi incredibili pur se assenti dalle quotazioni ufficiali, e vengono messe all’asta e acquistate dai tantissimi napoletani all’estero che hanno avuto successo lontano da casa e che le trovano irresistibili, e irrinunciabili. Più tardi arriveranno le lacrime di Berlusconi.

La vendita straordinaria per strada su una bancarella e la non appartenenza al sistema dell’arte ufficiale, in quegli anni, non toglie credibilità alle opere acquistate, ma rappresenta una performance che costituisce un plus anche per molti addetti ai lavori! Per questa sua “indipendenza” si definirà artistocratico , convinto di esprimere il potere dell’artista a contatto col pubblico, senza intermediari. L’attività di artista gli permette di guadagnare , al di là di ogni più rosea aspettativa, e gli lascia tutto il tempo che gli occorre (poco, in verità) per laurearsi in medicina e chirurgia, e per specializzarsi in psichiatria nel minimo del tempo, e col massimo dei voti; e per lavorare prima con Basaglia alla rivoluzionaria abolizione dei manicomi, e poi per studiare con Watzlawick i modelli di psicoterapia individuale strategica, in alternativa agli psicofarmaci e alle terapie analitiche tradizionali. Successivamente si occuperà ( e continua ad occuparsene ancora oggi ) esclusivamente delle persone felici e di tutto quello che statisticamente li accomuna.

Ciaravolo viene definito negli USA “psychiartist”, per sottolineare, oltre che la sua formazione, l’attenzione all’interazione sociale che è alla base di tutte le sue performance provocatorie stradali; e in seguito, per mettere in evidenza l’uso del paradosso e dell’ambiguità con cui tratta nelle sue opere su tela il tema che gli sta più a cuore: la felicità.

Dopo aver venduto per strada, tra il 1972 e il 1981, arie, acque e lacrime, Ciaravolo diventerà un performer, per poi dedicarsi quasi esclusivamente ad opere su tela.

Come performer, dal 1981 al 1994 fingerà di vendere, sempre per strada, su una tipica bancarella, a Napoli, (di volta in volta) decine di oggetti surreali inventati da lui: il Pane Blu , le Targhe false, il Discorario semovente, l’Antifurbo, Sognifero, e moltissimi altri, fino agli oggetti più noti: la maglietta con la cintura di sicurezza dipinta sopra (1989) o il parruccasco o il falso muro di Berlino o vendute sulla piazza rossa a Mosca ,durante il golpe,le voglie di Gorbaciov.


In questi anni organizzerà anche eventi memorabili: tra tutti, la raccolta di firme per abrogare la Juventus, e far vincere così al Napoli l’agognato scudetto: la raccolta dei peli superflui per realizzare pelicce ecologiche, la possibilità di cambiare nome (da Vincenzo, o Gennaro, ad Avvocato, Ingegnere, o nel meno specifico Dottore), tanto per fare qualche esempio.
Ciascuna “provocazione stradale” viene filmata, e poi trasmessa, all’inizio in esclusiva dalla Rai, successivamente dalle maggiori emittenti televisive del mondo. Questi filmati, di cui Claudio è protagonista, autore, regista e produttore, vengono visti da milioni di persone: molte delle quali considerano assolutamente reali questi eventi e le false vendite, perché sono troppo belle per essere false.

Il passaparola che ne scaturisce le trasforma in leggende metropolitane: cioè in storie totalmente false, ma raccontate come vere, diffusissime, e difficilissime da smentire: tanto che ancora oggi alcune di esse sono considerate la prova “inconfutabile” della proverbiale furbizia truffaldina dei napoletani. In realtà sono la prova della capacità ,come artista, di Ciaravolo che le ha inventate e rappresentate e rese assai verosimili. Che poi lui sia nato a Napoli rende solo più divertente il cortocircuito vero/falso. Una cosa è essere nati a Napoli, un’altra è fare il napoletano di professione.

Grazie alle leggende metropolitane, la popolarità dei filmati di Ciaravolo dura molto a lungo nell’immaginario delle persone: e rende gli oggetti “messi in vendita” notissimi, e continuamente ricordati. E in molti casi proverbiali.
Quando nel 1991, alcuni di questi oggetti surreali (la maglietta, il falso muro di Berlino e le targhe false), saranno esposti nella mostra “veramente falso” organizzata a Milano dalla fondazione Cartier per l’arte contemporanea, verranno venduti tutti in pochi giorni. Ma anche gli altri oggetti “venduti” per la strada (il sapone Pilato e decine di altre opere utilizzate per le provocatorie performance stradali filmate), diventeranno ricercatissimi. Questo segna una svolta nell’attività di Ciaravolo come artista. Da allora non realizzerà più filmati in cui finge di vendere oggetti surreali ma ne realizzerà di nuovi e replicherà tutti quelli vecchi e li venderà davvero; ma come opere d’arte firmate e autenticate, ciascuna rigorosamente in 100 esemplari.

Dal 1994, insieme alla moglie Olympia, artitect, artista e architetta, Ciaravolo invece utilizzerà esclusivamente la tela per realizzare opere sorprendenti e ironiche, spesso divertenti, legate sempre al paradosso, e alla parola. Il cui tema dominante è la felicità.

Con pochissime ma significative eccezioni. Alla fine degli anni 90 progetteranno insieme un’opera sull’amore, scegliendo un supporto assai diverso dalla tela: il libro. Riuscendo a vendere questa loro opera/libro in tutto il mondo non nelle gallerie, ma nelle librerie. A un prezzo da libro. Dunque, basso. In realtà, quest’opera è un libro solo in apparenza: per centinaia di pagine ripete infatti sempre e solo un’unica, brevissima frase: “Ti amo”.
“Ti amo” esprime di per sé la capacità di amare: l’essenza di ogni poesia, romanzo o saggio d’amore. Quest’unica frase può essere capita e apprezzata da tutti, qualunque lingua parlino: perché in questo libro “Ti amo” è scritto in tutte le lingue del mondo, una per pagina.
Libro Ti Amo in Tutte le Lingue

Pochissimo tempo dopo il successo internazionale di questa operazione, Ciaravolo si convince ad abbandonare ancora una volta la tranquillità della tela per esplorare una frontiera mai valicata da altri artisti: la creazione di un’opera d’arte che sia capace di diventare un brand di successo. Senza pubblicità o investimenti che lo sostengano: confidando esclusivamente sull’efficacia dell’immagine disegnata, che ne diventa il logo, e sul titolo dell’opera, che sarà il nome dell’azienda.
Nasce così Vaffanculo, che avrà come logo la manina indicatrice di internet, ma con il dito medio esteso, anziché l’indice. Questa opera (completa di titolo: vaffanculo.it), è stampata sui supporti più diversi: dal quadrante di un orologio alla pelle di uno zainetto.

Questi prodotti, venduti esclusivamente sul web, vanno a ruba, e incoraggiano Ciaravolo a ripetere anni dopo un’ operazione analoga , per un target assai più esteso. Negli USA pensa a un’opera che, in modo chiaro e accattivante,
affronti il rischio - diffusissimo nel mondo occidentale -di lavorare troppo, e di ridurre il tempo da dedicare a sé, e alle persone care.

Nasce così il brand Nowork, che si diffonderà in molti paesi. Il logo in questo caso è simile al segnale stradale “Lavori in corso”, conosciuto ovunque: qui erò l’omino disegnato si sta finalmente riposando. Oggi Nowork è un’azienda americana , che si fonda sulla forza evocativa del suo brand per vendere i suoi prodotti.
Molti anni dopo, nel 2018, Claudio pensa di realizzare una grandissima scultura; un’opera che possa essere conosciuta e diffusa esclusivamente da un media innovativo e pervasivo, il selfie. La diffusione degli smartphone, e la possibilità di fare foto in ogni momento, rende i selfie capaci di diffondere l’icona di un luogo, e di essere più potenti e autorevoli di qualunque altro media.

È per questo che nel centro di Miami, dove Ciaravolo migra in inverno, sistema un’opera (di oltre 3 metri x 1,5) molto colorata, che contiene una citazione artistica che la fa apparire familiare, perfetta per un selfie che circoli da uno smartphone all’altro. Si intitola SOBE IS LOVE, in omaggio a R. Indiana.
In quegli stessi giorni, in edizione limitata, e in proporzioni ridotte,SOBE viene venduta in uno dei più prestigiosi stand di Art Miami.

L‘ 8 giugno 2019 Ciaravolo è a Parigi, nella prestigiose galleria, Piece Unique, con NO. Una mostra in cui tutte le opere esposte hanno un comune deNOminatore, presente nel titolo: il NO.
NO è un monosillabo utilizzato da sempre per indicare comportamenti da evitare assolutamente, dalla Bibbia alla legge, dall’educazione alla formazione. Il no in questo caso è utilizzato per le istruzioni per essere felici. Tante quante sono le opere. Tutte affrontano con apparente leggerezza un tema, sempre più vitale, con uno stile inconfondibile fatto di citazioni alte e ironiche sempre divertenti e paradossali spesso facilmente comprensibili.



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