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NO WORD


Un’opera d’arte non ha bisogno di parole. Un rapporto sì. In quest’opera, di parole ce ne sono molte, ma sono illeggibili: sono le parole contenute in centinaia di pagine di giornali, strappate, appallottolate, e messe una accanto all’altra, come tanti pixel coloratissimi che vanno a formare l’unica parola che si possa leggere: NO. È un NO gridato contro il protagonismo dell’immagine, che oggi tende a sostituire la parola comunque e dovunque. Le frasi diventano sempre più brevi: poche parole per tutto. La parola scritta è costretta a rifugiarsi nei libri e nei giornali, ormai in via di estinzione. Ma per costruire – e mantenere – dei rapporti qualitativamente significativi, gli unici ad essere predittivi delle felicità, c’è bisogno del dialogo.Per il quale le parole sono indispensabili. In quest’opera, l’immagine, mettendo i suoi pixel a disposizione della parola NO, afferma paradossalmente, attraverso sé stessa, la centralità della parola.

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